Ai piedi di DAFNE (2)

Categoria: femdom | Pubblicato da: Anonimo


Il giorno dopo lei mi chiamò e disse

-amore questo week-end i miei vanno al mare da mia zia e va anche mia sorella, abbiamo casa disponibile

-è perfetto!

-si, e non vedo l’ora, ti farò fare certe cosucce…

Non risposi

-comunque oggi mi andrebbe di fare un bel pic-nic

-ok, va bene, dove andiamo?

-a villa borghese va bene?

-se va bene a te va bene anche a me!

Cosi verso le 11 passai a prenderla ed andammo a villa borghese, trovammo un posto isolato e ci mettemmo comodi su di una coperta abbastanza grande, lei si sdraiò ed anch’io, però con la testa sulle sue caviglie

-ormai non ne puoi fare più a meno dei miei piedini vero?!?!

-si- confessai-sono bellissimi

-sai ho letto qualcosa su internet, riguardo al feticismo, e si menzionano molte altre pratiche…

- cos’è che ti ha colpito di più?

-il “trampling”!, a te piacciono cose del genere?

-beh, sono eccitanti…

-va beh, lo scopriremo sabato, intanto perche non mi massaggi i piedi?

-si subito padro…-mi accorsi che stavo per darle della padrona, speravo non se ne fosse accorta, ma…

-cosa hai detto?

-no niente

-ti ho sentito! Stavi per chiamarmi padrona!!!

-no ti sbagli, hai sentito male…- cercai di negare l’ovvio, ma non servì a nulla

-ehi schiavo! contraddici la tua padrona!?!?-disse lei ridendo con aria sarcastica

-no, scusa

-scusa cosa?

-scusa non lo faccio più

-no deficiente, devi chiamarmi padrona!

-ma…

-niente ma

-si…Padrona -dissi con voce flebile

Lei rise e mentre le slacciavo le scarpe continuava a deridermi, io intanto riflettevo:ormai il mio rapporto con lei è solo padrona-schiavo?

Non sapevo come sentirmi, se amareggiato o felice, in effetti avevo sempre desiderato una padrona, però forse non avevo pensato alla mia ragazza come padrona…

E soprattutto adesso con lei come dovevo comportarmi?da schiavo o come suo ragazzo? Glie lo chiesi…

-Dafne…ehmmm Padrona

-si !?!?

-ma ora come dovremmo comportarci?

-in che senso?

-io cosa sono adesso per te?il tuo schiavo?

-si sei il mio schiavetto personale

-solo il tuo schiavo?

-no, davanti agli altri faremo finta di essere ancora ragazzo e ragazza-disse lei ridacchiando-non ti sta bene?!

-si, Padrona

Rise ancora nel sentirsi chiamare padrona

Io intanto le massaggiavo i piedi e gli davo dei bacetti, non glie li odoravo perché quel giorno non odoravano per niente

-mi è venuto in mente un giochino…

-cioè?

-toglimi i calzini!

Lo feci, e lei si alzo in piedi e inizio a camminare scalza sulla terra, ed io capii il giochino che aveva in mente…

Si sedette di nuovo sulla coperta .

-ora lecca!

-no ti prego

-1°non contraddirmi, 2°devi darmi del lei-e volò un calcetto in faccia- sono o non sono la tua padrona?

-mi scusi Padrona…ma mi fa schifo…

-ti fanno schifo i miei piedi?

-no, è solo che son…-non mi fece finire di parlare

-allora lecca!-urlò

Devo ammettere che mi spaventò un po’ con quell’urlo

-va bene…Padrona

Io iniziai a leccarle i piedi, con la sola punta della lingua, perche effettivamente faceva un po’ schifo.

E lei inizio a sbattermi la faccia sui suoi piedi urlandomi di leccare bene come avevo fatto il giorno prima,

io ero demoralizzato e privo della più piccola briciola di dignità, e mi abbandonai a lei e ad ogni suo piccolo capriccio.

Leccai la sua divina pianta, che con la saliva che si mescolava alla terra era diventata fangosa e di color marroncino,però mi permise di sputare la terra, leccai finche non divenne pulitissima, poi passai al tallone che non fu molto difficile da pulire, ci misi qualche minuto ed infine le dita, le succhiai e le risucchiai finche anch’esse non furono pulite.

-allora?era cosi difficile?!?!dai dillo che ti è piaciuto!

Io non ebbi il coraggio di rispondere e chinai la testa verso il basso, cosi da non incrociare il suo sguardo.

Mi diede un calcetto sul mento per farmi alzare la testa e disse

-ti ho fatto una domanda rispondi

-mi scusi….. Padrona, no non è stato difficile

-e ti è piaciuto?

Avvilito risposi-si Padrona

-Beh?non mi ringrazi?

-grazie Padrona- dissi silenziosamente

-cosa?

-grazie…Padrona

A quelle parole lei scoppio in una risata che mi demoralizzò e mi privò anche dell’ultimo granello di dignità che mi era rimasto.

Poi passai all’altro piede ma mentre me lo metteva sul volto notai che aveva pestato una cacchetta di piccione

-Padrona aspetta, credo che hai qualcosa sul piede…

Lei guardò e con un sguardo inorridito disse– che schifo pulisci!

-no la prego tutto tranne questo…

-deficiente non con la lingua !!!prendi un fazzoletto!!!

-ah mi scusi Padrona non avevo capito- tirando un sospiro di sollievo presi il fazzoletto e gli pulii il piede

-per questa volta non te lo faccio leccare, però adesso andiamo ad una fontanella e me lo pulisci bene

-si padrona

-in ginocchio!

-ma non dobbi…

-in ginocchio ho detto!

Io mi inginocchiai e lei mi montò sopra come fossi un cavallo, e andammo a cercare una fontanella, che, pare quasi fatto apposta, non trovammo subito, ma dopo una ventina di minuti. Le mie gambe stavano per cedere, quando mi si illuminarono gli occhi vedendo una fontanella, ci avvicinammo e, per fortuna non c’era gente e gli lavai il piede strofinando bene per toglierle ogni minima traccia di sporco e quando fu pulito gli diedi un bacio sul dorso. La ripresi e tornammo dove avevamo lasciato le nostre cose.

-ora leccami i piedi

-si padrona

Continuai a leccarle i piedi per una mezz’ora mentre lei mangiava tranquillamente e si leggeva un libro

-deficiente- pare che questo sia diventato il mio soprannome-prenditi un panino, non vorrai mica morire di fame

Finalmente potevo mangiare anche io, o almeno credevo…

-anzi mi è venuta un idea! Posalo sulla coperta!

-si Padrona

Lei inizio a saltarci sopra a piedi uniti e a muovere i piedi come se stesse spegnendo una cicca di sigaretta, ma quando pensavo che potevo mangiare lei iniziò a sputarci sopra.

-ora mangia

Io un po’ titubante mi avvicinai al “panino” e mangiai col solo uso della bocca, come fossi un porco.

Ogni tanto mi schiacciava la faccia con il piede sulla coperta per poi lasciare poco dopo la presa.

-ora dobbiamo smaltire quello che abbiamo mangiato!, mettiti a quattro zampe

Come sicuramente avrete già capito mi montò sopra e la portai a spasso, per fortuna però la mia padroncina mi aveva portato dei guanti e quelle cose che si usano a pallavolo per le ginocchia, almeno i sassi non mi avrebbero fatto male.

-grazie per le protezioni padrona

-di niente

E intanto mi tirava i capelli per farmi girare e mi dava dei schiaffi sul sedere per farmi andare più veloce.

La portai in lungo e in largo finche non si stancò e mi mise il collare a strozzo che usava per il suo cane e, sempre a quattro “zampe” ,la seguii ovunque andava proprio come un cagnolino. Ogni volta che passava qualcuno mi faceva tirare su e passeggiavamo come tutte le persone normali, facendo finta di niente, per poi rimettermi a gattoni.

A fine giornata ero esausto, però almeno la mia aguzzina era soddisfatta, e come premio, dopo essere tornati sulla coperta mi, spinse la faccia nelle sue scarpe e me le fece odorare, non puzzavano molto, però si sentiva l’odore dei suoi magnifici piedini e mi coccolo con essi, carezzandomi le guancie e passando i piedi nei miei capelli, mi parve la cosa più bella del mondo, intanto glie li baciavo e poi me li poggiò sul petto accavallando le gambe e appoggiò le dita sulla mia faccia ed io continuai a baciarle finche non fu ora di andare a casa.


Commenti

Cerca
Avviso
Questo sito di racconti erotici è riservato ad un pubblico adulto,
i minorenni e chiunque si possa sentire offeso dai contenuti qui proposti è pregato di abbandonare il sito web.