Cornuto e Contento

Categoria: cuckold | Pubblicato da: Anonimo


Salve, mi chiamo Andrea e vi racconto di come io e la mia ragazza abbiamo scoperto la nostra vera sessualità.

Innanzitutto un minimo di presentazione: sono un ragazzo di 25 anni, alto, non particolarmente atletico ma direi gradevole alla vista; il mio unico grande problema è che la mia dotazione nei Paesi Bassi non è delle migliori: una volta ho provato a misurarlo, per curiosità, e la rilevazione è stata di 13-14 cm; niente di particolarmente preoccupante, dunque, ma questo mi è bastato per essere sempre impacciato negli approcci con le ragazze…

La mia lei si chiama Arianna: è leggermente più giovane di me, di origine brasiliana; della sua etnia mantiene la carnagione olivastra, i capelli nerissimi e un sedere da favola. Inoltre ha un taglio di occhi all’orientale e dei lineamenti del viso dolcissimi, che la fanno sembrare più giovane, quasi una bimba… questa sensazione è acuita dalle treccine che è solita portare e dall’unica nota dolente del suo copro, ovvero un seno poco sviluppato, appena una prima, che comunque non stona affatto nell’esilità del suo fisico.

Viviamo insieme a Roma e con lei sembrava andare tutto bene: è stata lei ad “accalappiarmi”, ci siamo sempre amati e anche a letto sembravamo fatti l’una per l’altro: lei infatti è accessoriata di una micetta particolarmente piccolina che sembra fatta apposta per il mio pisellino. In effetti anche lei non ha avuto molte esperienze prima di me, e quindi la sua passerina non era per nulla usurata. Io invece con lei ho perso la verginità, e mi sono molto sciolto.

La nostra sessualità era simile a quella di molte coppie, rapporti un paio di volte a settimana, in posizioni più o meno classiche; la preferita è sempre stata con lei sopra, data anche la sua esile figura e la mia mole imponente. Però a mano a mano che io prendevo confidenza e imparavo i movimenti giusti, abbiamo provato anche cose più ardite: ci siamo accorti di quanto era piccola la sua topina quando abbiamo provato a farlo alla pecorina; dopo poche spinte mi ha pregato di smettere perché le faceva male, ed ero stato dolcissimo!

Mi è sempre piaciuto molto leccarla, probabilmente per compensare le mie ridotte dimensioni, di cui comunque non si è mai lamentata, anzi, alcune volte che guardando qualche video porno ci è capitato di vedere qualche uomo un po’ più dotato della media lei si è impaurita e ha ringraziato di non avere a che fare con uccelli di quel calibro.

Nelle nostre sessioni amorose io passavo intere mezzore a leccarle la passerina, e quando sono diventato un po’ più audace ho cominciato a leccarle anche il culetto, nella segreta e vana speranza che mi concedesse il suo buchino posteriore. A me piaceva moltissimo passare la lingua nel solco delle sue chiappe e tra le grinze della sua rosellina vergine; lei non disdegnava, mi lasciava fare per qualche minuto e poi mi distoglieva dal compito facendomi tornare a pensare al davanti.

Sembravamo felici, era difficile godere insieme ma quasi sempre uscivamo dalle sessioni entrambi appagati.

Le cose però cominciarono a cambiare qualche tempo fa.
Nel far l’amore lei mi sembrava meno presente, si lasciava fare e godeva passivamente, io invece pompavo per lungo tempo ma non riuscivo più a godere, non c’era la solita frizione nei movimenti che mi portava al punto di non ritorno: mi sembrava più larga!

Dopo qualche tempo ancora si vedeva chiaramente che cercava di distogliere la mia attenzione da quei flop sessuali, mi concedeva di leccarle il buchino molto più a lungo e ora le piaceva molto di più; lei godeva grazie all’azione della mia lingua tra sedere e fighetta, e poi si prendeva cura di me con la sua bocca, fino a farsi sborrare addosso.

Però quelle rare volte che provavo a infilargli il pisello nella micetta le sensazioni che ne ricavavamo erano scarse… io quasi non sentivo nulla, ma quello che mi spaventò era che nemmeno lei riusciva più a godere in quel modo.

La situazione precipitò del tutto quando le feci notare la cosa. Lei cercò di difendersi con qualche scusa che non reggeva, e dopo un po’ di insistenza da parte mia, crollò confessandomi che era da qualche tempo che andava a letto con un collega d’ufficio: Luca.
L’avevo conosciuto Luca, ad una cena: era un ragazzo di 30 anni, grande e grosso, ex giocatore di rugby. Ma il vero responsabile della scoperta della loro relazione era il bastone di cui era fornito Luca, un cazzo di oltre 20 centimetri, che aveva sfondato la ex-micetta (da ora in poi sorca o simili) di Arianna nel dopo-serata di un’altra cena d’ufficio, alla quale non avevo potuto essere presente perché fuori Roma.

Questi particolari me li raccontò lei, sotto mia esplicita richiesta, perché volevo sapere di più, così mi descrisse tutta la storia: quella sera avevano bevuto molto e lui aveva spinto per riaccompagnarla a casa. Lei aveva accettato ma poi sotto le sue insistenze aveva anche acconsentito a farlo salire a casa. Da qui le cose avevano facilmente preso una piega che, a suo dire, non era voluta, ed erano finiti a letto. Lei rimase a bocca aperta non appena lui si sfilò le mutande, ma aiutata dall’annebbiamento delle sue facoltà mentali cominciò ad occuparsi del suo arnese.

E qui si accorse che si stava bagnando moltissimo, molto più di quanto le era mai capitato con me, tanto che mi disse che fu tutto sommato semplice accogliere quella nerchia tutta dentro, e che quella sera ebbe l’orgasmo più forte di tutta la sua vita.

Il mattino dopo, smaltita la sbornia, si risvegliò trovandosi accanto ancora quel cazzo enorme, il cui padrone ancora dormiva; un po’ impaurita si controllò la figa, e le sembrò che non avesse subito particolari danni, era ancora bella chiusa.

Questo e il forte piacere provato le fecero decidere di portare avanti quella relazione nascosta; non voleva lasciarmi perché, disse, mi amava. Ma l’amore non le impedì di far crescere sul mio capo un bel paio di corna sempre più lunghe: Arianna e Luca scopavano ad ogni occasione possibile e quando non c’era tempo per una chiavata completa lui la costringeva a fargli dei rapidi pompini.

E così si spiegavano due fatti strani di quei tempi: primo, che usciva “con le amiche” molto più spesso di quanto faceva prima; secondo, la sua incredibilmente migliorata abilità orale.

Scopavano quasi tutti i giorni, in posizioni sempre più strane, e quindi era molto più passiva e meno vogliosa nei miei confronti, come ho detto prima. Ma questa intensa e prolungata attività con un calibro extra portò come conseguenza il graduale allargamento della sua tana. Quando lei se ne accorse ormai era troppo tardi e soprattutto non voleva tornare indietro perché il sesso con Luca era la più bella sensazione che avesse mai provato. Così tentò di nascondermelo con qualche trucchetto fino a quel fatidico momento.

Finito il racconto abbassò gli occhi e lo sguardo si posò sul mio pisello… che era teso allo spasimo e pulsava! Mi guardò negli occhi con fare da birichina; allungò la mano e appena raggiunse il glande toccandolo con la punta di un dito, il mio pisello esplose nella più violenta sborrata della mia vita!

Da quel momento i rapporti tra noi cambiarono.
Parlammo a lungo di quanto era accaduto: lei voleva sapere perché avevo reagito così, di certo non se lo aspettava, e io le confessai che mi ero eccitato tantissimo al suo racconto di tutte le porcate che aveva fatto con Luca e che saperla con un altro mi aveva fatto ribollire il sangue nelle vene, ma che non sapevo il motivo, anche se forse era legato alla mia certezza di non essere assolutamente un “maschio dominante”.

A quel punto i suoi occhi brillarono di una luce perversa e mi diede una specie di ultimatum: “bene, visto che ti piace sapermi con un altro, di sicuro non ti darà fastidio che continui a frequentarlo… io ti amo, ma non voglio rinunciare al piacere che il suo corpo è in grado di donarmi, mentre il tuo no; perciò se mi chiedessi di scegliere tra te e lui te ne pentiresti…”

Questa dichiarazione mi lasciò per un attimo senza parole, riflettei e capii che non volevo perderla, e soprattutto che volevo rivivere la sensazione provata quella sera, quindi le dissi che per me sarebbe andato bene tutto quello che lei avesse deciso, che anch’io la amavo e che ero di nuovo eccitato. Mi avvicinai a lei e cominciai a toccarla e a baciarla, lei rispose con trasporto, evidentemente dovuto alla sensazione di essersi liberata da un peso ed al pensiero di quello che avrebbe potuto gustarsi in seguito.

Provammo a scopare, ma stavolta lei non fece niente per cercare di nascondere le dimensioni della sua caverna, e dopo alcuni tentativi a vuoto dovetti desistere: il mio pisello ci ballava dentro e non ne percepivo le pareti!

Così lei mi disse: “dobbiamo fissare delle regole, non possiamo più perdere tutto questo tempo a provare a godere senza riuscirci! Da oggi in poi renderemo ufficiale il modo di venire che abbiamo adottato negli ultimi tempi: useremo entrambi la bocca, dato che la tua lingua mi fa godere più del tuo pisellino!”.

Era la prima volta che mi scherniva per le mie dimensioni, e di nuovo la mia reazione fu imprevedibile: a quelle parole il mio pisello si irrigidì tutto, non riuscii a trattenermi dal prenderlo in mano e dopo pochissimo sborrai… lei rimase sbigottita e disse: “sempre meglio, visto che ti sei reso conto anche tu di avere un pisellino e che basta così poco per farti felice, non ci sarà nemmeno bisogno che io sprechi la mia bocca, e potrai fare da solo, così io mi concentrerò sul cazzone di Luca… anzi, sai che c’è? Lo chiamo subito per metterlo al corrente delle belle notizie… wow! Finalmente non dovrò più inventarmi scuse per fare una scopata come si deve!” e mi lasciò sul letto, nudo e col pisello moscio, mentre lei andava a telefonare al suo amante.

Non si preoccupò di chiudere la porta e quindi sentii tutta la conversazione, tramite le parole di Arianna… risero un sacco e cominciarono a fare programmi per la serata; lei parlava in un modo volgare che non le conoscevo, usava espressioni come "sfondare" e "sborrare" senza preoccuparsi minimamente che io potessi sentirla... anzi, credo lo facesse apposta; a un certo punto Arianna venne da me e mi disse che Luca mi voleva parlare… io presi in mano il cordless e risposi “pronto?”.

Dall’altra parte una voce possente mi incalzò sicura: “ciao pisellino, sono contento che abbiate chiarito le cose… sai ormai mi scopo la tua ragazza da mesi, ma da ora in poi sarà tutto più facile! Dovresti ringraziarmi perché io la rendo felice, praticamente l’ho fatta diventare una donna… con quel tuo cazzettino in pratica non l’hai mai fatta godere davvero… oh sì, prova piacere con te, ma gli orgasmi che ha con me sono tutt’altra cosa, la sconquassano tutta”.

Preso alla sprovvista non trovai altro da dire se non: “grazie, signore”, al che Arianna mi strappò il telefono di mano e disse subito a Luca: “hai visto, ora ti ringrazia pure e già ti chiama Signore!” e scoppiarono in una fragorosa risata.

Io mi rintanai in camera mentre la mia ragazza chiudeva la telefonata e mi comunicava che per non perdere altro tempo andava subito da lui…io passai il tempo in sua assenza rimuginando su quello che stava succedendo e sul “grazie, signore” che avevo detto prima: come mi era uscito fuori? In passato mi ero masturbato pensando ad Arianna nelle mani di un altro, che la facesse sentire davvero donna, ma da qui a mettere la cosa in pratica di acqua ce ne corre!

Capii invece che le mie fantasie erano molto forti e che sarebbero state in grado di guidarmi, come già avevano iniziato a fare, quindi decisi di seguire l’istinto e di provare a ottenere il massimo piacere da questa situazione che ormai era comunque irrimediabilmente compromessa.

Il mio ragionamento era stato molto razionale, ma mi aveva eccitato di nuovo, quindi presi dal cesto della roba sporca un paio di slip di Arianna e mi masturbai furiosamente pensandola alle prese con Luca, e sborrai sulle sue mutande.

Quando, la sera, lei tornò a casa mi raccontò tutte le evoluzioni che aveva compiuto con Luca quel pomeriggio, una serie di pompini, leccate, 69, penetrazioni in tutte le posizioni con orgasmi multipli per entrambi i partner. Aveva un'espressione beata e soddisfatta che non le vedevo addosso da molto tempo. Al suo racconto mi eccitai di nuovo e lei mi concesse di godere con le modalità che ormai erano solite, ovvero masturbandomi per l’ennesima volta nella giornata.

Il giorno dopo, però, lei si accorse del “regalino” che avevo lasciato sui suoi slip e si infuriò dicendo che non mi dovevo permettere e che da quel momento in poi non mi era più concesso provare piacere in sua assenza. Quello fu il primo ordine perentorio che mi diede e la mia risposta fu ancora una volta “sì, signora”. Lei continuò: “Bravo, vedo che impari in fretta, d’ora in poi le cose qui cambieranno perché sei diventato solo un segaiolo e devi meritarti l’onore di stare accanto a me, perciò quando ti darò un ordine lo farai senza obiettare e chiamandomi signora o padrona, negli altri momenti della giornata saremo ancora una coppia normale… e ora, vai a preparare la cena!”.

Da allora cominciai a fare io tutte le faccende di casa, prima su suoi ordini espliciti, poi senza nemmeno farmelo comandare. Lei era sempre molto soddisfatta di me, diceva che ero proprio un bravo servetto e che ad averlo saputo si sarebbe comportata così fin da subito. Passava la maggior parte del tempo dal suo amante ma era molto magnanima perché quando tornava mi concedeva sempre di godere mentre si spogliava per cambiarsi e mi raccontava come Luca la faceva godere.

Si toglieva gli slip e me li buttava in faccia, per farmi assaporare l’odore di sesso impregnato su di essi. Una volta nel compiere questa operazione ci fu una differenza rispetto al solito: gli slip avevano al centro una macchia biancastra, rappresa; non mi ci volle molto a capire che si trattava dello sperma di Luca: Arianna si era fatta venire dentro (prendeva la pillola) e si era poi rimessa le mutandine, lasciando che la sborra colasse fuori e le sporcasse!
Non seppi resistere e leccai proprio dove erano sporche, gustando il sapore dello sperma di colui che mi rendeva cornuto e godendo di questo. Arianna guardandomi mi disse: “ma allora non hai proprio limiti, credo che tu sia pronto per vederci scopare”.
Non ci volle molto a tramutare in realtà questa proposta; pochi giorni dopo i due amanti fissarono il loro appuntamento a casa nostra, anziché nell’appartamento di Luca. Arianna si preparò con cura alla visita del suo stallone, indossando un completino comprato per l’occasione. Anche per me aveva preso qualcosa: un tanga di pelle nera… mi ordinò di spogliarmi e di indossarlo e di aspettare insieme a lei Luca con solo quel pezzetto di stoffa addosso. Di sicuro conciato in questo modo ero molto divertente, col filo che spariva tra le mie chiappe pelose, e appena Luca varcò la porta esplose in una fragorosa risata; ancora ridendo disse: “ti prego, Arianna, non ce la faccio a vederlo così, è troppo buffo” e allora Arianna colse l’occasione al volo: “bene, togliti il tanga”, io provai a protestare ma lei mi zittì subito dicendo che voleva mostrare a Luca di cosa si era dovuta accontentare fino ad allora e di obbedire senza altre storie. Io feci come mi era stato comandato e rimasi nudo col mio pisellino più corto del solito per l’umiliazione.

Appena lo vide Luca rise ancora più forte, poi si fece serio e si rivolse ad Arianna: “mi avevi detto che era piccolo, ma non credevo così tanto… se prima eri abituata a lui devo averti fatto veramente male le prime volte! Meno male che ora ti ho allargata per bene… anzi, sono proprio curioso di vedere cosa succede se proviamo a infilare il suo cosetto nella tua figona!”

Luca spogliò Arianna, la fece stendere sul letto e le disse: “apriti per bene la figa”. Arianna obbedì, aprì le gambe e già si vedeva che la sua passera si era allargata ancora di più rispetto a qualche tempo prima, ma poi si spalancò le labbra con le dita e faticai a credere ai miei occhi: una voragine larga e profonda aveva preso il posto della micetta della mia Arianna!

Luca incalzò: “avanti cornuto, infila il tuo pisellino in quella grotta, vediamo che effetto fa!” io feci come lui ordinava, Arianna si teneva le labbra aperte mentre io la penetravo senza assolutamente toccare alcunché, affondavo solo in un buco nero e né io né lei ne ricavammo alcuna sensazione. Luca ci fermò quasi subito e mi chiese come era stato, io risposi “l’hai allargata proprio tanto, non riuscirò a farla godere mai più col mio pisello” e lui subito: “eh già, pare proprio che dovrò pensarci sempre io, fammi spazio!”, mi spinse via e si mise al mio posto. Si tolse in un sol gesto pantaloni e mutande e finalmente vidi anch’io l’oggetto del desiderio della mia ragazza: un cazzo veramente di notevoli dimensioni, solo nei film porno ne avevo visti di simili, mentre non era mai capitato nelle docce dopo le partite di calcio.

Ripensandoci, fu proprio in quelle docce da ragazzino che mi accorsi che le mie dimensioni erano scarse, dato che quasi tutti mi battevano, e ovviamente non perdevano l’occasione per prendermi in giro: credo che da questi fatti nasca la mia sudditanza (repressa fino ai fatti che vi sto raccontando) nei confronti dei super-dotati, per me veri e propri dei in terra.

Tornando a noi, Luca Cominciò a fotterla senza il minimo riguardo, lei sembrava gradire il trattamento violento, sembrava passata un’eternità da quando Arianna mi bloccava perché sentiva dolore, in quei casi io perdevo l’eccitazione del momento e il mio pisello si rimpiccioliva subito perché non volevo farle male e mi sentivo in colpa: avessi saputo quello che sarebbe successo … ogni tanto entrambi guardavano verso di me, lui come a voler dire “povero sfigato” e lei con uno sguardo da vera porca appagata.

Andarono avanti a lungo provando diverse varianti, poi alla fine lui la fece girare e mettere a 90 gradi, prendendola alla pecorina; lei venne in quella posizione che prima le provocava dolore e mi dedicò la sua venuta gridando: “guarda come mi spacca: lo sto prendendo come fanno le vacche e ora sto per godere come una porca!”. Le sue parole mi sconvolsero, lui invece non sembrò molto impressionato, probabilmente era abituato a sentirla parlare così… continuò semplicemente a sbatterla, poi estrasse la sua asta e le sborrò sul sedere e sulla schiena.

Fu a quel punto che Luca mi ordinò di leccare via lo sperma dalla mia ragazza e di ripulirgli il cazzo con la lingua. Io completai la prima operazione con diligenza, assaporando di nuovo la sborra del maschio dominante, ma questa volta fresca, non secca. Poi mi vergognai per quello che avrei dovuto fare dopo, non mi ero mai considerato attratto dai maschi ma la mia sudditanza nei confronti del cazzo grosso mi stava facendo perdere la testa, così vinsi le mie titubanze e cominciai a ruotare la lingua sul cazzo di Luca, dapprima timidamente, poi con più scioltezza. Sentivo sul suo pisellone il sapore degli umori della mia ragazza, allora non mi seppi trattenere e lo misi tutto in bocca, o almeno fin dove c’entrava.

Arianna mi guardò stupita, non si aspettava potessi arrivare a tanto, e disse: “ora mi stai diventando pure un frocetto, oltre che segaiolo!”, ma non sapeva che io facevo ogni cosa per godere di lei, poi aggiunse: “mi sa che potremo divertirci proprio tanto!” e mentre io continuavo a ciucciare il cazzo di Luca, lei impugnò il mio pisello che come al solito sborrò immediatamente. Infine lei prese il mio posto e si dedicò a far godere di nuovo il suo amante.

Quella notte loro dormirono nel lettone, e io sullo scendiletto: fu il mio primo atto da schiavetto-cagnolino.
La mattina dopo ovviamente dovetti preparare la colazione per loro, fu proprio Arianna a dirmelo nel dormiveglia con poco garbo: “vacci a fare due caffelatte e portaceli qui” e Luca aggiunse: “e mi raccomando i cornetti caldi!”. Così mi dovetti alzare repentinamente, misi su la moka e intanto feci un salto al bar sotto casa. Dopo 10 minuti portai tutto in camera dove i due amanti si erano risvegliati, o meglio lei era completamente sveglia, di lui era arzilla soprattutto una parte, che stava avendo un incontro ravvicinato con la bocca della mia Arianna!

La mia piccola era già nella fase “pompa-a-ventosa”, evidentemente aveva terminato presto le leccatine di buongiorno e si era scaldata tanto in fretta da non poter resistere alla voglia. Lui si godeva l’opera ancora mezzo addormentato con le braccia dietro la testa, in posizione di totale relax, mentre Arianna andava su è giù con la testa producendo un rumore osceno con la bocca. Sembrava stesse gustando un dolce buonissimo.

Entrai in camera col vassoio ma loro non si curarono della mia presenza e io non ebbi il coraggio di interromperli, così attesi che il pompino della mia ragazza arrivasse al suo naturale compimento, una sborrata densa, di quelle che si possono avere solo al mattino, che ingoiò completamente e con gusto. Arianna poi disse che quella era per lei una colazione sufficientemente abbondante e che non voleva altro, mentre Luca addirittura si lamentò perché il caffelatte e il cornetto si erano raffreddati!

Comunque quella situazione diventò giorno dopo giorno più familiare, lui rimaneva a “dormire” a casa nostra sempre più spesso e la mattina la scena era più o meno sempre simile: quando lui era particolarmente stanco si accontentava di un pompino, che Arianna non gli negava mai, anzi, lo somministrava con passione e maestria… quando invece Luca aveva più energie e il lavoro lo permetteva si davano a maratone sessuali in piena regola, che potevano durare anche tutta la mattinata.

Più loro scopavano e più a me toccava servirli e riverirli, del resto a loro rimaneva poco tempo e quel poco tempo lo usavano per rifocillarsi grazie alle mie cure. Io accettavo la mia parte con rassegnazione ma anche con abnegazione, vivendo della felicità della mia Arianna e beandomi nel vederla godere, dato che mi concedevano sempre di guardarli mentre facevano sesso; in questo erano molto magnanimi e io non perdevo occasione per ringraziarli; per loro stessa ammissione, la mia presenza eccitava anche loro e li spingeva a prestazioni sempre più ardite e goduriose.

A volte coinvolgevano anche me, in genere nei momenti di stasi: subito dopo una goduta, era mio il compito di riportare in vigore il cazzo di Luca, e devo dire che ormai la mia ammirazione per quel bastone che si ritrovava era arrivata al punto da permettermi quasi di venire senza toccarmi mentre leccavo quel pezzo di carne, pensando che era quello che aveva sfondato la mia piccolina e che di lì a poco l’avrebbe allargata ancora un pochino.

Oppure se lui non ne aveva voglia, mi consentiva di leccare la passerona di Arianna per farla scaldare un po’. Questo era praticamente l’unico tipo di contatto intimo che avevo con la mia ragazza, e quindi ero diventato piuttosto bravo con la lingua, la facevo passare prima sulle sue labbra rosa, che ormai non erano più tese come quando l’avevo conosciuta, ma tutte pieghettate; poi le titillavo il clitoride picchiettandolo sempre con la lingua, l’uso delle mani non mi era concesso… infine quando era abbastanza eccitata affondavo il viso nella sua figona e la penetravo con la lingua e col naso, sentendo l’odore deciso dei suoi umori che uscivano copiosi, segno comunque che il mio trattamento le piaceva, e questo mi rendeva orgoglioso.

A questo punto, però, in genere interveniva nuovamente Luca che, sentendo i gemiti di Arianna, decideva di sollazzarsi con lei come più gradiva: devo dire che le sue posizioni preferite rimanevano sempre le varianti della pecorina, la faceva mettere carponi sul letto, in ginocchio sul tappeto, piegata in avanti sul tavolo, o addirittura solo con le braccia contro il muro… l’importante era scoparla in quella posizione che per lui significava probabilmente avere il controllo su di lei, poter ammirarle sempre il culo e rinforzare la sua posizione di maschio dominante sia nei suoi confronti che nei miei, per lei era una rivincita di goduria rispetto a quando ci provavamo noi, per me era un’umiliazione sempre più grande capire che ero io a non saperla prendere come meritava, e non lei che non era predisposta per certe porcate. Tutt’altro, anche Arianna era sempre più succube di quel toro da monta, e non poteva farne a meno, non gli negava nulla.

Quando terminavano le loro scopate per me era imperativo ripulire la mia ragazza dallo sperma di Luca: quando lui le veniva addosso era tutto sommato semplice, e l’ho anche già raccontato nei capitoli precedenti, la novità è che arrivati a quel punto lui pretendeva che la ripulissi anche quando le veniva dentro, e questo significava che dovevo passare dei minuti a succhiare tutta la sborra dalla sua figa, e ci voleva molto tempo perché lui la sparava in profondità, viste le dimensioni del suo “fucile”.

Si divertivano sempre in questi casi, mi chiamavano con gli epiteti più imbarazzanti, dai classici “pisellino”, “cornutone”, “schiavo”, fino ai più fantasiosi “degusta-sborra”, “frocetto-mancato” e simili… questi nomignoli ormai li sentivo miei, e facevo sempre di tutto per soddisfare quelli che ormai consideravo i miei padroni; in effetti Arianna non era più la mia ragazza (e quindi da ora non la chiamerò più così, ma solo col suo nome, oppure Signora o Padrona, o al limite ex-ragazza), non si comportava più in tal modo, si capiva che ormai il suo amore per me si era affievolito e che mi considerava solo un fallito, ritenendo giusto chiamarmi in quei modi perché rispecchiavano quello che ero. Io stesso in quel periodo mi consideravo tale, e quando leggerete il resto degli eventi mi considererete così anche voi, cari lettori… del resto non si può essere tutti vincitori in questo mondo e io ormai ho accettato la mia condizione sapendone trarre profitto.

Ripensandoci capisco che questo fu il punto di non ritorno della nostra storia, da quel momento da parte sua non ci fu più amore, ma solo voglia di umiliarmi per godere sempre di più.

Presto ai miei nomignoli si aggiunse anche quello di “lecca-culo”, ma questo ve lo spiegherò la prossima volta.
Nei giorni seguenti i due amanti andarono avanti a scopare come più gradivano, sempre sotto i miei occhi, ma si vedeva che mancava qualcosa… durante l’ennesima pecorina Luca, guardando le chiappe sode di Arianna, ebbe la folgorazione; si tolse immediatamente lasciando che la sua partner emettesse un gemito di disappunto per la sensazione di vuoto provata e si rivolse a me: “pisellino, vieni qui e lecca per bene il culo della troia!”.

Io rimasi colpito da quella richiesta, ma anche molto felice; come ho già detto, era una pratica che mi piaceva molto quando io e Arianna stavamo effettivamente insieme, perché speravo di convincerla, invano purtroppo, a concedermi il suo buchino posteriore. Da quando le cose erano cambiate, io non avevo più avuto la possibilità di dedicarmi al suo ano, e quindi mi ci avventai subito con grande passione.

Le allargai le chiappe, mentre la sua figa era ancora palpitante, gonfia e piena di umori per il rapporto bruscamente interrotto, e cominciai a dedicarmi al suo anellino. Il contatto deve esserle piaciuto, e del resto in quel momento era molto eccitata, perché emise subito un gridolino e poco dopo cominciò a dirmi: “bravo cornuto mio, leccami il culo, entra con la faccia nelle mie chiappe, senti come profumano… sapevo che nella vita sei sempre stato un leccaculo, tutto quello che hai ottenuto è stato solo ingraziandoti i tuoi superiori, ma non credevo che fossi un vero lecca-culo anche letteralmente…”.

Io continuavo la mia opera beandomi di quei commenti, sapendo che la mia Padrona aveva finalmente capito che razza di persona ero, e ci mettevo sempre più passione, slinguavo lungo tutto l’anello e ogni tanto cercavo anche di infilarci la punta della lingua, ma lei teneva stretto il suo buchino, non voleva farsi penetrare da me. Io intanto cominciavo a pensare al perché Luca mi aveva chiesto di effettuare questa operazione, e il motivo mi fu presto chiaro.

“Spero che tu l’abbia lubrificata abbastanza… mi sono rotto della sua figa slabbrata, ed ora è il momento di riservare lo stesso trattamento al suo bel culetto, ho aspettato anche troppo!”
Ecco quali erano le sue intenzioni! In quel momento mi venne un groppo in gola: di lì a poco Luca si sarebbe preso la seconda verginità di Arianna, quella a cui io ho sempre anelato e che credevo fosse mia di diritto… e con quel bastone che si ritrova le avrebbe di sicuro spaccato il culetto!

In effetti nemmeno Arianna rimase molto felice della dichiarazione di intenti del suo stallone; non l’aveva mai fatto analmente e cominciare con un coso di quel calibro non sarebbe stata certo un’esperienza tranquilla. Cercò di convincere Luca a provare prima con qualcos’altro, magari con un oggetto un po’ più piccolo del suo cazzo, ma Luca rispose di no, che doveva essere lui e solo lui il primo a sfondarla, e che se lei voleva godere doveva anche imparare a soffrire… Luca si stava rivelando molto autoritario e probabilmente per nulla interessato all’animo di Arianna, ma solo a sfruttare il suo corpo, o meglio, i suoi buchi. Arianna forse l’aveva capito, ma ormai non poteva più fare a meno degli intensi godimenti che il suo uccello le procurava, e quindi accettò di buon grado: si accucciò ancora di più stando in ginocchio, e spinse fuori il sederino ancora per poco inviolato.

Luca ebbe un attimo di comprensione e mi ordinò: “insalivami il cazzo, lo dico per te, ti faccio un piacere, perché se non lo fai la tua baldracca non ne uscirà tutta intera!”

A quelle parole io mi fiondai sul suo bastone e cominciai a leccare come un disperato, perché assolutamente non volevo che Arianna provasse più dolore di quello che era necessario. Quando Luca ritenne che fosse abbastanza, mi scansò in malo modo e si posizionò dietro Arianna, che intanto era rimasta ferma ad aspettarlo, mentre si masturbava toccandosi il clitoride, per mantenere alta l’eccitazione.

Luca appoggiò il glande al forellino di Arianna, le disse di prendere un respiro profondo e cominciò a spingere. Dalla mia posizione privilegiata potevo vedere le grinze del buchino aprirsi e far posto a quella cappella, che venne presto risucchiata nel suo budello.

Arianna urlò un po’, ma Luca la rassicurò dicendole che il dolore sarebbe presto scomparso e che sarebbe arrivato il bello… nel frattempo continuava a spingere con costanza il pisello nel culo di Arianna, e centimetro dopo centimetro arrivò ad averlo tutto dentro; anche Arianna se ne accorse perché sentì le palle di lui sbatterle contro la figa e contro la sua mano, che non aveva mai smesso di titillare il clitoride…

Arrivato in fondo, Luca non trovò di meglio che tornare indietro e cominciò un movimento dentro/fuori all’inizio lento, poi sempre più incalzante. La smorfia della mia Padrona mi faceva capire che il dolore non era del tutto passato, ma nonostante questo non perse l’occasione di deridermi ancora: “sìììì, che bello, spaccami il culo! Questo fallito credeva che l’avrebbe avuto lui il piacere…ahahahaha, che scemo! Io voglio un cazzo vero per il mio bel culetto, non un mini pisellino…. Mmm, wow, lo sento tutto dentro, mi stai aprendo, che bella sensazione di pienezza, continua a sfondarmi!”. Questi ed altri incitamenti spingevano Luca a un movimento sempre più possente.

Ma in quel momento accadde un fatto che cambiò le cose ancora una volta… arrapato dalla visione della mia ex-ragazza inculata e dalle sue parole di scherno, venni senza toccarmi, e siccome mi ero posizionato vicino a Luca per vedere meglio la scena, disgraziatamente uno schizzo finì sulla sua gamba.

Luca si infuriò: “brutto coglione, guarda cosa hai fatto, puliscimi subito con la lingua”. Io lo feci mentre lui continuava ancora a inculare Arianna, e così assaggiai anche il mio sperma, devo dire molto meno saporito di quello del Padrone. Luca ebbe un’altra folgorazione: “visto che ti piacciono le inculate… perché non far provare anche a te la stessa sensazione…”

Si sfilò subito dal culo di Arianna, che rimase molto aperto, ed in quel momento il mio pisello tornò subito duro, un po’ per la visione del buco allargato e sfondato della mia bellissima, un po’ perché se non avevo capito male avrei avuto presto anch’io l’onore di affondarvi dentro…

Ma avevo capito molto male… Luca si divertì a farmi credere per qualche istante di avere libero accesso all’ano di Arianna, ma poi mi bloccò e mi disse: “idiota che hai capito! Voglio farti provare la sensazione dell’inculata, ma vista dalla parte della troia, non del montatore!” e sia lui che Arianna scoppiarono in una fragorosa risata.
Io rimasi terrorizzato quando capii che Luca voleva infilzarmi col suo randello… Arianna, che non stava più nella pelle, mi lasciò subito il suo posto e mi fece mettere nella sua stessa posizione, facendomi allargare le natiche e incitando Luca a sfondarmi.

Luca vide il mio culo peloso e disse a entrambi: “non crederete mica che io infili il mio uccello in quel buco schifoso… puttana, vai a prendere un cetriolo o qualcosa di simile”. Arianna andò in cucina e ne tornò con una zucchina che era molto grande, solo di poco inferiore alla verga di Luca, che rimase compiaciuto: “questa andrà benissimo, brava Arianna, si vede che vuoi proprio fare il servizietto completo al tuo cornuto… ora sputagli su quel buco fetido”. Arianna obbedì e sputò sul mio ano un paio di volte. Non ebbi il tempo di godermi la sensazione della saliva che subito sentii la pressione della zucchina, che si infilò senza troppi problemi nel mio retto. “hey, troia, il cornuto ha il buco più largo del tuo, qui c’è qualcosa sotto, mi sa che oltre che pisellino questo è anche un frocetto”, disse Luca.

La sua deduzione non era proprio esatta, non ero mai stato inculato da qualcuno prima, ma a volte mi ero infilato da solo degli oggetti, per vedere se faceva male come si dice in giro, scoprendo invece che mi piaceva molto, e così nelle mie sessioni di masturbazione solitaria adottavo spesso questo espediente, certo non con cose così grosse!

Però evidentemente il mio culo era molto elastico, perché accettò la penetrazione senza alcun problema, anzi, questa situazione mi portò in breve tempo alle soglie di un nuovo orgasmo. Arianna se ne accorse perché il mio pene pulsava, così gli diede un piccolo buffetto e quello fu sufficiente a farmi spruzzare di nuovo.

I due risero e Luca disse: “e bravo frocetto! Godi anche ad essere inculato, può tornare molto utile! Intanto rimani con la zucchina infilata nel culo, così posso finire di sfondare la troia in pace!”

Appena Arianna capì che toccava di nuovo a lei, si affrettò a rimettersi a 90 gradi, accanto a me, e Luca le infilò di nuovo il cazzo nel culetto, ma questa volta senza riguardi e tutto in un sol colpo.

Cominciò ad incularsela ad un ritmo sempre crescente, con lei che ormai godeva a ripetizione anche col culo e gridava il suo godimento senza ritegno: “che bello che mi fotti il culo, non credevo fosse così appagante, sto godendo di continuo, spacca il culo a questa cagna!”.

Luca non si fece pregare, e inculandola sempre più selvaggiamente arrivò ben presto a riempirle l’intestino di sborra. Ovviamente sapevo cosa mi sarebbe toccato fare, così appena lui si tolse sostituii il suo cazzo con la mia lingua, che adesso entrava facilmente nel culetto di Arianna, dato che il suo anello era rimasto molto aperto… adesso non aveva più buchi da farsi sfondare, e in quella posizione, in cui io l’avevo sempre sognata, a pecora con entrambi i buchi aperti, era veramente uno spettacolo indimenticabile!

Io affondai la lingua nel suo culo e ne estrassi tutta la sborra che potevo: aveva un sapore decisamente diverso rispetto al solito, del resto era stata in un posto che sicuramente pulito non era… ma il sapore mi piacque lo stesso, e riuscii a ripulire la Padrona per bene, poi mi dedicai anche allo scettro del Padrone, anche quello sapeva del culo di Arianna, ed era un sapore paradisiaco…

Eravamo tutti stanchi, ed andammo subito a dormire, Luca comodamente sdraiato sul letto, Arianna accanto a lui tenendogli in mano il cazzo, e io rannicchiato per terra con la zucchina ancora su per il culo! L’idea era stata di Arianna che aveva detto a Luca: “nei prossimi giorni voglio che mi allarghi il culetto e che lo fai diventare come la mia figona, ma voglio anche che il cornuto provi le stesse sensazioni, voglio che abbia il culo più rotto del mio, perché se lo merita e poi gli piace, quindi facciamolo dormire con la zucchina infilata nel retto, e domani faremo in modo di comprargli qualche giocattolino più idoneo…”
La mattina dopo mi svegliai presto, dovevo preparare la colazione alla mia Signora e al suo stallone, in modo da augurare loro una buona giornata.

Feci per alzarmi, e sentii qualcosa di strano… solo allora mi ricordai della zucchina! Nonostante i miei movimenti notturni, aveva resistito fino al mattino: era ancora lì, saldamente stretta tra le mie chiappe… evidentemente il mio corpo aveva trovato confortevole la sensazione: tra l’altro sentivo solamente un po’ di fastidio, ma nessun dolore.

Ad ogni modo, non mi azzardai a toglierla, non volevo di certo andare incontro alle ire dei miei Padroni!

Mi alzai e mi diressi in cucina; tornai 20 minuti dopo con una buona e sana colazione, e svegliai Arianna leccandole delicatamente i piedi. Lei si svegliò malvolentieri, aprì piano gli occhi e focalizzando riuscì a vedere il carico che sporgeva dalle mie terga… a quel punto non poté trattenere una risata spontanea e fragorosa, che ebbe l’effetto di svegliare anche Luca.
Appena lui si accorse del motivo dell’ilarità della sua concubina, si unì a lei.

Non ci fu bisogno di parole: le loro risate di scherno nei miei confronti bastarono a farmi indurire il pisellino… Arianna guardò Luca e mi disse: “non sperare di poter sfogare le tue voglie così facilmente, caro il mio frocetto arrapato… puoi toglierti la zucchina dal culo, ma visto che la cosa ti piace tanto, vai a prepararti, che ti portiamo in un posto”.

Io andai a lavarmi e vestirmi, in modo civile; loro nel frattempo sollazzarono le proprie voglie con una sveltina, a cui non riuscii ad assistere.

Prendemmo la mia auto: ovviamente avevo il ruolo di autista, mentre i due piccioncini sedevano comodamente dietro… durante il tragitto si scambiarono effusioni piuttosto indecenti, si fermavano solamente per darmi indicazioni sulla strada da seguire. Dopo un giro piuttosto lungo, strategico per consentire loro di giocare indisturbati, mi fecero fermare in una stradina piuttosto isolata. Luca scese per primo, io lo seguii, Arianna dovette prima risistemarsi: le sue tettine erano completamente esposte, lo slip perso chissà dove… riallacciò la camicetta, stirò la gonna con le mani e ci raggiunse.

Davanti a noi troneggiava un’insegna dal dubbio gusto, ma di sicuro impatto: “sexy shop Fallo spesso, Fallo adesso”.

Mi fu chiaro in un istante quale sarebbe stato il mio destino.

Entrammo, e una distesa di dvd e videocassette ci accolse. Li superammo rapidamente, non eravamo lì per quegli articoli. Arrivammo finalmente alla sezione dei cazzi finti: bingo!
Arianna si scatenò: iniziò a saltare da uno scaffale all’altro, prendendo in mano falli dalle dimensioni più disparate, di diversi materiali e colori… sembrava una bambina in un negozio di giocattoli.

Io la guardavo inebetito, non potevo credere che quella troietta infoiata che vedevo davanti a me era la stessa donna che fino a poche settimane prima arrossiva quando guardava un film ardito e distoglieva lo sguardo appena poteva.

Luca invece si allontanò deciso verso altri settori.

Il commesso del negozio guardò dapprima stranito il variopinto terzetto che aveva di fronte, ma poi fece un sorrisetto, un ghigno quasi, intuendo quello che c’era dietro.

Quando uscimmo dal negozio, Arianna aveva fatto incetta di cazzi di gomma, ce ne erano veramente di tutte le misure, mi disse che la maggior parte sarebbero stati per me, ma che li avrebbe usati anche lei, quando non era impegnata con quelli veri. Disse anche: “vedrai, ci divertiremo, ci faremo sfondare i culi come due troie”, e lo disse come se io fossi la sua migliore amica.

Luca invece aveva voluto fare un regalo ad Arianna: le aveva comprato un indecente completino intimo, composto da un reggiseno di quelli che lasciano scoperti i capezzoli, e da un paio di mutandine con una zip che le percorreva per tutta la loro lunghezza. A questo completo abbinò anche delle calze a rete, il tutto era fucsia… da vera zoccola.

Tornammo a casa, e l’addestramento iniziò.
Come aveva preannunciato la mia Padrona, i cazzi finti furono tutti per me: si stupì quando mi infilò quelli più piccoli che aveva preso, constatando che praticamente non li sentivo nemmeno.
Un po’ risentita mi disse: “così non vale però, il tuo culone è già sfondato! E io che li ho comprati a fare questi? Mi sono costati un mucchio di soldi! Sei proprio frocio nell’animo, devi avere una predisposizione innata”.

Fui costretto quindi a rivelarle il motivo della larghezza del mio buco posteriore, il segreto che non le avevo mai svelato, ovvero che nelle mie pratiche masturbatorie ero solito stuzzicarmi analmente come potevo. A quella notizia Arianna mi guardò schifata: “ma allora sei proprio un ricchione! Io stavo dicendo solo per scherzo, ma mi sbagliavo… allora visto che sei già allenato, passiamo al livello successivo!”. Mi fece mettere in ginocchio sul lettone, prese un dildo rosso, grande all’incirca quanto il cazzo di Luca, e me lo piantò dentro, anche se con qualche difficoltà.

Il suo amante, che fino ad allora era rimasto tranquillo a godersi la scena, reclamò la sua parte: ordinò ad Arianna di andarsi a mettere il regalo che le aveva comprato.

Quando la mia Signora tornò, era più oscena che se fosse stata nuda. Lo spettacolo eccitò notevolmente Luca, che non perse tempo: prese la sua puttana, la scaraventò letteralmente sul letto accanto a me, piegandola a 90°, le aprì la zip delle mutandine e infilò senza problemi il suo cazzone nella figa già rorida di umori di Arianna. La penetrazione fu violenta ma durò poco, l’obiettivo dello stallone era un altro: dopo aver inzuppato la sua asta nella passera bagnata della mia bella, puntò dritto al suo culetto, e lo infilzò in poche mosse, strappando un urlo di dolore alla zoccoletta, ancora non abituata a prenderlo dietro.

Il dolore però fu presto accompagnato da fitte di piacere, dovute agli affondi di Luca; Arianna, nel frattempo, si rivaleva su di me: aveva afferrato il pezzo di dildo che usciva dal mio culo, e ad ogni spinta di Luca, corrispondeva una sua spinta dentro di me.

Al termine di questo trattamento, Luca sborrò nell’intestino di Arianna, che a sua volta venne, stimolata dalle dita del suo uomo che avevano sapientemente toccato la sua sorca.
A me non fu permesso di godere, dissero che non me lo meritavo. Invece lo sperma di Luca, quello lo meritavo, e dovetti succhiarlo come al solito dal culo della mia Signora, che di giorno in giorno, di questo passò, diventò sempre più sfondato.

Nonostante la pratica, però, il titolo di culo più rotto spettava sempre a me: Arianna si allenava sempre con il cazzo di Luca, che seppur di dimensioni considerevoli, non poteva competere con i tarelli asinini che imparai a far ingurgitare al mio deretano.

Il grande passo era vicino…


Commenti

Cerca
Avviso
Questo sito di racconti erotici è riservato ad un pubblico adulto,
i minorenni e chiunque si possa sentire offeso dai contenuti qui proposti è pregato di abbandonare il sito web.